NON TUTTI I NUOVI SANTI RIESCONO COL BUCO

 

Don Matteo Renzi è una forza della natura, non c'è dubbio: tre giorni consecutivi di catechismo alla stazione Leopolda di Firenze sono difficili - quasi impossibili - da sopportare, eppure la sala è strapiena.

Tutto, ma proprio tutto, il peggio della destra moderata sembra essersi dato appuntamento per ascoltare i sermoni reazionari del santone fiorentino; c'è persino l'ex sindaco di Bologna, tale Virginio Merola, che tempo addietro - sfidando il senso del ridicolo - apostrofò i seguaci dell'ebetino toscano come "stalinisti".

A guardarsi in giro pare di vedere la processione di fedeli in piazza San Pietro all'adorazione del nuovo santo appena divenuto tale per volontà del papa di turno; ma a volte, e per fortuna, tutta questa allegria deve fare i conti con la dura realtà: non tutti i nuovi santi riescono col buco, si potrebbe dire.

E' il caso di Genova: qui, nonostante il battage pubblicitario per Don Matteo - messo in piedi nientepopodimeno che dal presidente della Giunta regionale, Claudio Burlando, e dalla sottosegretaria al ministero della difesa, Roberta Pinotti - il suo candidato Michele Malfatti, sindaco di Mignanego, sta clamorosamente soccombendo al cospetto del suo rivale, l'avvocato cuperliano Alessandro Terrile.

A domenica ventisette ottobre, sono stati effettuati trentotto dei cinquantatre congressi di circolo: il renziano ne ha vinti ben quindici, raggiungendo la quota di 719 voti, pari al 39 per cento; purtroppo per lui, il seguace di Gianni Cuperlo ha ottenuto ben 1.140 preferenze, pari al 61 per cento dei suffragi.

Il dato che mi preme sottolineare, però, è quello che riguarda l'astensione: al momento ha votato soltanto poco più della metà degli iscritti al Partito (sedicente) Democratico, che in questa fase sono i soli ad averne diritto; l'altra parte sono fantasmi che non partecipano in nessun modo alla vita di partito.

E' vero che in tutte le formazioni politiche borghesi la prassi è proprio quella, in vista dei congressi, di gonfiare enormemente il tesseramento, ma di solito questo serve per avere un maggior numero di preferenze per questo o quello degli sfidanti; in questo modo, invece, non si comprende il motivo di tali manovre: altro che il nuovo che avanza.

 

Genova, 28 ottobre 2013

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

 

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